Sandrine Salerno, tre culture e una passione per la politica

Una donna. Un uomo. Lei esponente del Partito socialista e responsabile delle finanze della città di Ginevra. Lui del Partito democristiano (PDC) e ministro delle finanze del cantone. Serge Dal Busco, di discendenza veneta. Sandrine Salerno, di padre siciliano e madre francese. Il Quaderno li ha incontrati. La municipale ginevrina ci riceve in un caffè della «vieille-ville».

Sandrine Salerno vue par © Niels Ackermann / 2017

Sandrine Salerno vue par © Niels Ackermann / 2017

 

Luisa Ballin

Nella graduatoria delle città svizzere meglio gestite, per quanto riguarda la sanità e le finanze, stilata all’inizio del 2017 dall’IDHEAP (Istituto per gli studi superiori in amministrazione pubblica), Ginevra si è piazzata al secondo posto, dopo Neuchâtel. Sandrine Salerno non ha certo nascosto la sua soddisfazione.

Quando le chiediamo un commento sul fatto che le finanze della città e del cantone di Ginevra siano gestite da due cittadini di origine italiana, Sandrine Salerno sorride: “È vero. Non ci avevo pensato prima. Forse perché quando una persona arriva a Ginevra, questa città multiculturale e plurilingue le dà la possibilità di integrarsi più facilmente che altrove e quindi di rimanerci più a lungo. La società ginevrina le permette di sviluppare il suo potenziale e di arrivare a posti di responsabilità, in particolare a livello politico.

Ginevra favorisce i percorsi di uomini e donne venuti da orizzonti diversi. “Può sorprendere perché di solito si ha l’impressione che la Svizzera sia un paese conservatore, difficilmente accessibile, dove non è facile integrarsi. Non è così. Soprattutto a Ginevra, una volta superati i primi ostacoli, si riesce a trovare il proprio posto e ad andare avanti. Sono riconoscente ai miei genitori di aver scelto Ginevra per installarsi e creare una famiglia, perché il mio percorso non avrei potuto farlo altrove”.

I genitori di Sandrine Salerno hanno ottenuto la naturalizzazione svizzera quando lei aveva quindici anni, in un momento, quindi, in cui la sua costruzione identitaria era completata. “Sono nata nel 1971. Quando ero giovane, mi sentivo soprattutto europea, anche se culturalmente la mia italianità era importante. Era difficile rinnegare le nostre origini per essere più svizzeri degli svizzeri, poiché non eravamo svizzeri”.

La solare Sandrine Salerno ha trascorso l’infanzia e molte vacanze estive in Sicilia. “Ho vissuto fino all’età di otto anni in Sicilia, luogo di residenza della mia famiglia paterna. Ho, quindi, un legame affettivo con l’Italia in generale e con la Sicilia in particolare. A parte l’Italia, ho un debole per i paesi mediterranei perché hanno delle caratteristiche comuni. L’Italia offre la bellezza dei suoi luoghi, un grande patrimonio, una storia, la generosità dei suoi abitanti, i suoi prodotti alimentari, l’arte della sua gastronomia e il mare! E trovo la lingua italiana molto bella. Mi piace poi la mediterraneità della Sicilia. Capisco il dialetto siciliano, ma non lo parlo.

La responsabile delle finanze della città di Ginevra evidenzia l’apporto della comunità italiana al benessere della Svizzera. ”Ginevra deve molto agli italiani e altri emigrati. Hanno contribuito a costruirla e a farla vivere, soprattutto negli anni 60-70, quando una certa discriminazione verso gli italiani era evidente. Oggi, le cose sono diverse per la terza o la quarta generazione. Con gli accordi bilaterali, gli italiani incontrano meno difficoltà per venire in Svizzera, trovare un lavoro e istallarsi. Non si può dimenticare che dobbiamo gran parte della nostra prosperità alle donne e agli uomini arrivati a Ginevra come emigranti.

Oggi, l’emigrazione italiana, spagnola, portoghese è diversa da quella di mezzo secolo fa. Sandrine Salerno osserva che i cittadini di quei paesi lasciano la loro patria perché non trovano lavoro. Hanno un’ottima istruzione, parlano le lingue straniere e viaggiano facilmente. Molti di loro sono assunti da imprese multinazionali. “Da un punto di vista economico, quelle persone non pensano che l’Italia, la Spagna o il Portogallo riusciranno, nei prossimi anni, a riportare in patria i cervelli che sono partiti.

Sandrine Salerno spiega che il cammino verso l’integrazione degli italiani è stato lungo e che ci sono voluti anni per vincere i pregiudizi. “L’integrazione funziona, anche perché la Svizzera ha bisogno della mano d’opera straniera e di forze lavorative, poiché la sua unica risorsa è la materia grigia che le permette di svilupparsi come un’oasi di prosperità. È intelligente creare un clima in cui le persone possono integrarsi e prendere parte alla vita della società che le accoglie e far sì che esse la considerino rapidamente come la loro.

La dirigente politica ginevrina osserva che la storia si ripete. “Oggi, in Svizzera, non sono più gli italiani ad essere stigmatizzati, ma i migranti che vengono da paesi più lontani, come la Siria. E dobbiamo anche dire che dopo essersi focalizzato sugli italiani, gli spagnoli, i portoghesi e i kosovari, il sentimento di xenofobia rinasce. Questa volta verso i frontalieri francesi.

La crescente ostilità di certi ginevrini verso i frontalieri francesi è un fenomeno nuovo, nota la dirigente ginevrina. “Quando sono arrivata a Ginevra, negli anni 80, dopo aver vissuto un anno sulla Costa Azzurra, non mi sembrava che i cittadini francesi fossero particolarmente stigmatizzati, mentre gli italiani lo erano. Si fondevano nella massa di cittadini francofoni svizzeri di altri cantoni. Il discorso del MCG (Movimento dei cittadini ginevrini: ndr), ripreso da altri partiti, la qualcosa deploro, è discriminatorio verso i frontalieri. Contrariamente agli anni 80, oggi è più problematico essere francese, per via del discorso del capro espiatorio, per cui il nemico o l’avversario è il francese”.

Sandrine Salerno afferma di non aver mai avvertito delle differenze, nella sua carriera politica, per il fatto di essere di origine italiana e francese. “Quando mi sono presentata per la prima volta a un’elezione, nel 1999, alcuni compagni socialisti mi hanno detto che il mio cognome italiano su una lista municipale rischiava di essere più cancellato di quello dei candidati con nome francofono o svizzero. Devo dire che fu una delle ragioni per le quali decisi di candidarmi! E sono stata eletta all’età di 29 anni. Il fatto di essere donna nel Partito socialista mi ha aiutato. Avevo fatto gran parte dei miei studi a Ginevra e disponevo di una rete di contatti.”

Oggi avere un cognome di origine straniera non è più un problema a Ginevra.  “E’ piuttosto il colore della pelle o il fatto di provenire da certi paesi, che può essere un ostacolo alla carriera”, conclude Sandrine Salerno che è stata sindaco di Ginevra nel 2013 e che dovrebbe ricoprire l’incarico, per la seconda volta, per un anno, dal giugno 2018.