«Il Com.It.Es di Ginevra si è rimesso in marcia rivalutando il suo ruolo e le sue competenze»

Cristina Tango, vice-presidente del Com.it.Es di Ginevra, e Andrea Pappalardo, presidente.

Cristina Tango, vice-presidente del Com.it.Es di Ginevra, e Andrea Pappalardo, presidente.

 

Restituire la sua importanza al Com.It.Es (Comitato degli italiani all'estero), organo eletto democraticamente, che fa le veci di una presenza istituzionale e territoriale italiana fuori dall’Italia: a metà mandato Andrea Pappalardo e Cristina Tango, presidente e vice-presidente del Com.it.Es di Ginevra, spiegano come è stato operato un cambiamento di rotta e i progetti che intendono perseguire e realizzare nella seconda fase del mandato.

 

di Fabio Lo Verso

9 GENNAIO 2018

In carica dalla primavera-estate 2015, dopo due anni e mezzo sui cinque previsti dal mandato elettivo, quali difficoltà ha attraversato e attraversa oggi il Com.It.Es di Ginevra?

Andrea Pappalardo: Vorrei fare una considerazione preliminare: quando siamo stati eletti nella primavera del 2015, le ruote del Com.It.Es di Ginevra erano per vari motivi “a terra”. Per far partire o ripartire una macchina ferma da tempo, è stato, ed è necessario molto più sacrificio che per una macchina in piena attività. Ma ce l’abbiamo messa tutta, nonostante le difficili condizioni strutturali, inclusa la drastica ed inesorabile diminuzione dei contributi erogati da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Basti pensare, in tal senso, che siamo costretti ad inventare in emergenza varie soluzioni di raccolta fondi per pagare le spese della sede. Inutile neanche sognare un assistente amministrativo part time o ambire ad attività di comunicazione di particolare pregio. Tali difficoltà vanno contestualizzate in un clima sociale e generazionale nei confronti delle istituzioni italiane.

Fortunatamente, nonostante tutto, l’entusiasmo e la motivazione per onorare il mandato conferitoci ispirano continuamente l’attività istituzionale, grazie, anche, all’affiatamento tra i vari consiglieri che, con competenze eterogenee, permettono di intercettare ed abbracciare le esigenze della “vecchia” e “nuova” generazione di italiani a Ginevra.

Un esempio di questa “trasversalità”? In occasione della prima edizione del festival internazionale L’Italia oltre l’Italia, organizzato il 3 e 4 giugno 2017, il programma ha accolto una varietà di iniziative particolarmente ampia, permettendo all’utenza di saltare da un incontro con la scrittrice Dacia Maraini ad un torneo di carte. In questo contesto, manifestazioni spontanee di apprezzamento della comunità, e di molte istituzioni svizzere ed italiane, in Italia ed in Europa, sono per noi una bombola di ossigeno fondamentale in termini motivazionali.

Tornando agli esempi, questa volta facendo un salto indietro di un anno alla celebrazione della Festa della Repubblica, organizzata dal Com.It.Es nel 2016, diverse persone, italiane e non!, in visita da altri cantoni, ci hanno chiesto: “Perché non venite ad organizzare il 2 giugno da noi?” E’ evidente che tali richieste, chiaramente genuine e disinteressate, non possono non inorgoglire.

Cristina Tango: Il Com.It.Es di Ginevra ha dovuto far fronte a due grandi difficoltà. La prima è “l’ignoranza” che ancora oggi si ha sulla funzione del Com.It.Es e la sua potenzialità di essere di essere una piattaforma di scambio sociale ed interculturale. L’altra è “storica”. C’è stato in passato un momento di smarrimento del Com.It.Es, un momento in cui non era attivo o presente. In questo momento di vuoto, altre realtà hanno preso il sopravvento e occupato spazi sociali e culturali, spazi di integrazione con funzione di “collante” per la comunità italiana a Ginevra, che avrebbero dovuto invece essere occupati dal Com.it.Es.

Tema fondamentale, per i Com.It.Es precedenti, era salvare l’associazionismo, in particolare di stampo regionale, che non attirava più le nuove generazioni. Quale tematica unisce oggi il vostro Com.It.Es?

Cristina Tango: Il primo obiettivo per noi è stato di rivalutare la funzione del Com.It.Es. A livello semantico ma anche di contenuti. Nel fondo e nella forma. In questi due anni e mezzo abbiamo realizzato un cambiamento di rotta, rivalutando appunto il ruolo, le competenze e la presenza territoriale del Com.It.Es. Una presenza territoriale che è un modo di rafforzare il legame di solidarietà in seno alla comunità ma anche creare dei ponti di dialogo con le realtà istituzionali ginevrine e con le multiculturalità che fanno di Ginevra la città che è.

Non è dunque un Com.It.Es inclusivo soltanto di italianità ma ha l’ambizione di trasformare questa italianità in un elemento di contatto e dialogo con altre dimensioni etniche e culturali che vivono nel nostro cantone. Lo scopo è di non ghettizzare ma aprire il Com.It.Es, occupando spazi pubblici. Ed è quello che abbiamo fatto con il festival L’Italia oltre l’Italia e con altre manifestazioni. In questo contesto il nostro obiettivo è stato così di creare un dialogo intergenerazionale all’interno della comunità italiana. Obiettivo ambizioso ma la stessa composizione del Com.It.Es è specchio di questo obiettivo. I suoi rappresentanti sono della “vecchia” e “nuova” generazione.

Se posso permettermi di fare un appunto personale, io mi situo in un mondo di mezzo, perché non sto né nella prima né nella seconda categoria, ragion di più per mantenere un dialogo tra noi.

Ritornando alla presenza territoriale, lo scopo di questo obiettivo è di modificare la percezione della autorità locali che ignorano spesso e volentieri l’esistenza dei Com.It.Es.

Ma l’obiettivo ultimo, in ogni caso mio e di Andrea, è riuscire ad avere un giorno una “Casa d’Italia” a Ginevra, che oggi chiamiamo così anche se la concepiamo adattata ai tempi, diversa dalle Case d’Italia di una volta. Uno spazio multifunzionale, in cui si andrebbe dalle attività ricreative e culturali al dibattito impegnato, un microcosmo di scambio, di incontro, di interazione che passi per il sociale, per l’arte ecc. E’ un obiettivo, quasi un sogno, ma qui, in queste righe, è un appello! Rivolto alle autorità locali.

Andrea Pappalardo: Completo quanto detto da Cristina, ribadendo che il Com.It.Es è a supporto delle associazioni. Il successo delle associazioni è il successo della comunità italiana, di cui il Com.It.Es è rappresentante per legge. Non casualmente, è annualmente indetta una tavola rotonda con le associazioni italiane attive sul territorio. In occasione delle edizione 2016 e 2017, ad esempio, ben venticinque associazioni hanno aderito all’iniziativa: partecipazione assolutamente non scontata, che ha ripagato il lavoro di raccordo, ascolto, incontro fatto nei confronti della comunità tutta con umiltà, passione, curiosità, rispetto. Tuttavia, alla presenza in termini di supporto alle iniziative tradizionali delle varie associazioni, va aggiunto un esercizio in termini di proposta, stimolando ed elaborando nuove idee per favorire un rinnovamento.

Aggiungo altri due temi, prioritari nell’ambito di attività istituzionale. Il primo, centrale, è il lavoro. Purtroppo, amaramente, dobbiamo prendere atto che l’attuale emigrazione italiana non è più tesa (o, almeno, non soltanto) alla ricerca di opportunità più promettenti, ma è anche dovuta – in un numero di casi sempre più consistente - a condizioni di necessità.

Personalmente incontro o sono contattato spesso da connazionali, che hanno conseguito una laurea o una formazione post-laurea in Italia e che sono disposti a stabilirsi a Ginevra, alla ricerca di lavori non qualificanti né qualificati.

Il Com.It.Es, da questo punto di vista, a testimonianza di un atteggiamento di responsabilità, ha promosso e realizzato iniziative puntuali di formazione ed orientamento, rivolte sia a “sturtupper” che a candidati per posizioni di lavoro dipendente: sono piccole, ma concrete misure pensate per andare incontro ad una esigenza primaria, qual è – appunto – la ricerca di una dimensione professionale adeguata.

L’altro tema è la diffusione della lingua e cultura italiana, vettori di identità, in Europa e nel mondo. Ogni italiano all’estero è, in tal senso, un portatore diffuso di un’immagine e di un patrimonio di valori dell’Italia. Tale riflessione, credo, dovrebbe albergare in ciascuno di noi in ogni attimo della giornata e responsabilizzare chiunque viva oltre confine, con particolare riferimento a chi è titolare di una funzione pubblica come i membri del Com.It.Es.

Venticinque anni fa il Com.It.Es era considerato in deficit rispetto al suo mandato. Ligio e sottoposto ad un consolato disfunzionante. Una delle conquiste della comunità italiana a Ginevra è stata di fornire i necessari impulsi perché il Com.It.Es assumesse le sue responsabilità di interlocutore istituzionale delle autorità. Come misurate oggi questa evoluzione?

Cristina Tango: L’interesse oggi per il ruolo del Com.It.Es è coagulato dalle crescenti preoccupazioni per il lavoro, per il dumping salariale, il lavoro in nero. C’è bisogno di un Com.It.Es forte. Ho l’impressione che stiamo tornando indietro di cinquant’anni. Non si viene più a Ginevra per assumere un posto ben pagato ma si scappa da una situazione italiana terribile. Si approda qui con lo specchietto delle allodole dello stipendio di tre mila franchi che fa credere di aver trovato l’eldorado, ma dopo tre mesi ci si rende conto che con tre mila franchi non si va da nessuna parte.

La concatenazione di elementi legati al lavoro intacca poi la sfera del sociale e dell’affettivo. Le nuove ondate di immigrazione rispecchiano i problemi strutturali presenti a Ginevra, cantone che sta subendo un cambiamento importante sul fronte del lavoro. Il Com.It.Es può essere forte perché gli italiani che arrivano a Ginevra hanno bisogno di un interlocutore forte che risponda alle esigenze di chi arriva. È questa la marcia in più che c’è oggi nel Com.It.Es di Ginevra.

Andrea Pappalardo: Venticinque anni fa non ero neanche maggiorenne ed ero in Italia. Per quanto riguarda il mio impegno da presidente del Com.It.Es, posso dire che non passa giorno, sabato e domenica compresi, che non dedichi del tempo alla comunità italiana. Con motivazione, passione, trasparenza e tanta, tanta, tanta, umiltà.

Istituzionalmente a cosa si può paragonare il Com.it.Es, ad un’entità pubblica come ad esempio un consiglio comunale in Italia?

Andrea Pappalardo: Secondo le leggi italiane il Com.It.Es è un istituzione pubblica, eletta così come un consiglio comunale. Tuttavia, i Com.It.Es non hanno un potere decisionale, ma una funzione squisitamente di orientamento e consultiva.

Quali sono i vostri progetti per i prossimi due anni e mezzo?

Andrea Pappalardo: Abbiamo, tra i vari, due progetti principali. Il primo, che è già a buon punto, consiste nella creazione di un «calendario italiano» che accolga le oltre duecento iniziative organizzate annualmente da, con o di interesse della comunità italiana: conferenze, dibattiti, spettacoli teatrali, proiezioni di film, cene sociali, mostre… In tal modo, si eviteranno auguratamente sovrapposizioni o contrapposizioni tra eventi di potenziale interesse per un medesimo pubblico.  E si garantirà una maggiore visibilità alle attività istituzionali e delle associazioni. Il «calendario italiano» è stato presentato nel dicembre scorso alle associazioni e alle entità italiane interessate.

Il secondo obiettivo, particolarmente ambizioso (e non di breve periodo) riguarda, come diceva prima Cristina, la ricerca di uno spazio comune, una sorta di “Casa d’Italia”, a beneficio della comunità, che favorisca condizioni di incontro e crescita culturale e sociale del territorio.  
Tra l’uno e l’altro progetto, ci saranno le tante iniziative “di routine” promosse, patrocinate, organizzate, proposte, discusse a servizio della collettività.

Cristina Tango: Per creare una “Casa d’Italia”, la difficoltà è trovare un locale ad un costo ragionevole. Questo spazio sarebbe autogestito, senza assumere qualcuno dall’esterno e, oltre l’affitto, dovrebbe costare poco o quasi nulla. Se non si conosce il proprio passato e la propria lingua, senza coscienza del proprio patrimonio culturale e storico, non si va avanti. E lo scopo è proprio di mantenere un contatto costruttivo con la lingua e cultura italiana. Ecco, i pochi fondi di cui potremmo disporre con un buon fundraising, al di là della «sopravvivenza logistica» alla quale siamo costretti, vorremo investirli in questo progetto, dedicandolo a chi ne ha bisogno.

Quali sono i risultati del festival L’Italia oltre l’Italia che si è tenuto nei primi di giugno dell'anno scorso?

Andrea Pappalardo: Dal punto di vista economico il risultato è sostanzialmente in pareggio, franco in più franco in meno. Il tasso di partecipazione è stato soddisfacente, considerando il diluvio del sabato pomeriggio ed il fine settimana festivo. La capacità di organizzazione è stata, devo dire con una punta di orgoglio,  pressoché perfetta, soprattutto in considerazione del fatto che si trattava di una prima edizione. Non casualmente, sono “piovuti” complimenti.

Cristina Tango: Questa manifestazione è stato il sintomo del grande potenziale del Com.It.Es. In Europa probabilmente non è stato mai realizzato un festival di questo tipo. Le ricerche che abbiamo effettuato non ci hanno fornito risposta, il che significa che forse è l’unico festival di cultura italiana in Europa.

La comunicazione è sempre stato un tema rilevante per gli italiani a Ginevra. Come lo declinate oggi?

Andrea Pappalardo: E’ un tema cruciale, naturalmente. Inutile produrre iniziative, se non si rendono conoscibili all’utenza. Un problema, questo, che potrebbe essere quasi completamente risolto con la creazione del «calendario italiano», di cui si trarrà un bilancio nei prossimi mesi.

Tuttavia, non va taciuto che esiste anche chi (legittimamente) non vuole saperne di eventi italiani, perché interessato solo a manifestazioni in francese od in inglese. In ogni caso, la viralità della comunicazione “social”, oltre al “vecchio ma sempre valido” passaparola ci auguriamo interessi cerchi concentrici sempre più ampi di utenza.  

Cristina Tango: Occorre aggiungere che la mobilità professionale è aumentata con la libera circolazione. Facendo crescere la quota di persone «di passaggio». Tanti non si iscrivono all’anagrafe consolare, ovvero all’AIRE.