Serge Dal Busco, l’humus ginevrino

Una donna. Un uomo. Lei esponente del Partito socialista e responsabile delle finanze della città di Ginevra. Lui del Partito democristiano (PDC) e ministro delle finanze del cantone. Serge Dal Busco, di discendenza veneta. Sandrine Salerno, di padre siciliano e madre francese. Il Quaderno li ha incontrati. Serge Dal Busco ci riceve nel suo ufficio.

Serge Dal Busco, consigliere di Stato responsabile delle finanze. © DR

Serge Dal Busco, consigliere di Stato responsabile delle finanze. © DR

 

Luisa Ballin

Rispetto alla collega municipale, Serge Dal Busco non trova nulla di particolare sul fatto che le finanze ginevrine, tra cantone e città, siano gestite da due magistrati di origine italiana: “Per quanto riguarda il legame tra la nostra italianità e le finanze ginevrine, non ho niente da dire. Ciò che può suscitare un certo interesse sono i nostri  percorsi. Sono uno svizzero, un ginevrino con genitori di origine italiana. Ne sono pienamente cosciente e lo assumo volentieri. Valorizzo l’origine italiana dei miei genitori. Sono riconoscente a mio padre e a mia madre di avermi trasmesso i loro valori, la loro cultura, la loro lingua, l’italiano. E anche il dialetto veneto”.

La sua peculiarità di uomo politico, la deve all’humus ginevrino: “Sono un uomo politico svizzero, svolgo il mio lavoro a Ginevra. Le mie convinzioni e il mio profilo politico sono simili a quelli che potrebbe avere una persona la cui famiglia vive a Ginevra da secoli. Siamo in una logica d’integrazione. Persone venute da orizzonti diversi e il passare delle generazioni fanno sì che ci si ritrovi a ricoprire cariche come le nostre, quella di Sandrine Salerno al Consiglio amministrativo, e la mia al Consiglio di Stato. E forse anche al Consiglio federale potrebbe  essere eletto un giorno un esponente di un'altra cultura.

Se il profilo politico di Serge Dal Busco è diverso da quello di Sandrine Salerno, i genitori di entrambi sono arrivati in Svizzera per ragioni economiche. “Abbiamo coscienza del valore del denaro. Dopo aver visto i miei genitori lavorare più a lungo del dovuto, con un impiego supplementare la sera o i fine settimana, so quanto il valore del denaro sia importante. A una certa epoca, poteva anche succedere di aiutare la famiglia rimasta nel paese di origine. C’era pure la volontà di risparmiare denaro per i giorni della vecchiaia. E migliorare la propria condizione sociale.”

Il ministro delle finanze ginevrine ricorda: “Ho lavorato con mio padre sui cantieri durante le vacanze, sapevo quanto guadagnava e a quanti minuti di lavoro, con la pala e la zappa, corrispondeva un franco guadagnato. Questo percorso di vita mi ha dato l’idea di quant’è difficile guadagnare il denaro e il senso di responsabilità per il denaro che ci viene affidato dal contribuente.

Serge Dal Busco non nasconde la difficolta incontrata da un ministro delle finanze di un cantone che ospita anche organizzazioni internazionali, sedi diplomatiche e funzionari internazionali che non pagano le tasse. Con tanti giovani che hanno spesso un lavoro precario e sempre più persone che devono ricorrere agli aiuti sociali. “Equilibrare le finanze ginevrine è un esercizio difficile. È ancor più delicato quando il gettito fiscale e la crescita economica non forniscono le entrate che permettono di compensare l’aumento degli oneri legati a dei diritti acquisiti. O altri previsti dalla legge.

Secondo uno studio sull’assistenza sociale in Svizzera, le spese sono aumentate nei centri urbani. Quando l’aumento veniva compensato dalle entrate fiscali, com’era il caso una decina d’anni fa, le cose andavano bene, spiega il magistrato. “Ma quando si hanno gli effetti connessi di un aumento delle spese sociali o legate alla demografia, come per esempio l’aumento di alunni nelle scuole, con un calo dell’economia, come si osserva da due anni e mezzo, con un franco forte, si battaglia per equilibrare il bilancio. Abbiamo sviluppato molte prestazioni di alto livello per la popolazione e si può difficilmente ridurre quelle prestazioni.

La differenza di potere d’acquisto tra la popolazione ginevrina più vulnerabile e i funzionari internazionali e altri impiegati delle multinazionali, residenti nel cantone di Ginevra, tende ad aumentare. Il lavoro precario e l’impoverimento della classe media costituiscono un rischio di esplosione sociale?

Serge Dal Busco non elude la domanda. “Dobbiamo essere attenti alla possibilità di un’esplosione sociale. Certi segnali sono stati dati dalla popolazione svizzera per quanto riguarda l’apertura all’emigrazione. C’è una grande pressione sulla classe media. Si sente che la prosperità che abbiamo avuto e alla quale i cittadini di origine italiana ed altre nazionalità hanno partecipato, dalla metà del secolo precedente fino a pochi anni fa, e che ha permesso lo sviluppo di una classe media, dove il livello di vita aumentava, non è più la regola. Lo Stato deve ovviare alle carenze. Da qualche anno, la popolazione svizzera teme un’emigrazione fuori controllo, e l’ha detto chiaramente votando nel febbraio 2014 per il ripristino dei contingenti di manodopera. Il timore era che quell’emigrazione fosse la causa della crescente disoccupazione in vari settori. In Svizzera, la popolazione invia segnali di scontento attraverso le votazioni.

Con il lavoro che scarseggia e per evitare esplosioni sociali, è tempo di pensare  all’introduzione di un reddito minimo per tutti i cittadini? Il responsabile delle finanze del cantone di Ginevra risponde senza mezzi termini: “Se si sostituisce la mano d’opera umana con altri elementi, come potrà questa ricchezza, data dal lavoro che diminuirà, assicurare introiti per lo Stato? Dovremmo introdurre le tasse per i robot per esempio? L’intelligenza artificiale ci fa riflettere. Molte cose cambieranno.

Il consigliere di Stato è ottimista. “Osservo che prima dell’economia 4.0, quando i processi industriali hanno cominciato, nel diciannovesimo secolo, il timore era di vedere le macchine sostituire l’uomo. E’ avvenuto il contrario. Nuove infrastrutture e altre possibilità d’impiego sono apparse. Se posti di lavoro sono stati eliminati, altri hanno subito trasformazioni e nuove attività sono state create. Che cosa succederà? Non si sa. Di sicuro si dovranno adattare finanze e fiscalità alla nuova realtà.

Intanto Serge Dal Busco deve affrontare una sfida notevole: far quadrare il bilancio del 2018 del cantone di Ginevra. Nonostante una situazione generale delicata, se i conti del 2016 sono risultati positivi, equilibrare entrate fiscali e prestazioni sociali di alto livello per la popolazione è un obiettivo non facile da raggiungere per il ministro.

 

 

Sandrine Salerno, tre culture e una passione per la politica

Una donna. Un uomo. Lei esponente del Partito socialista e responsabile delle finanze della città di Ginevra. Lui del Partito democristiano (PDC) e ministro delle finanze del cantone. Serge Dal Busco, di discendenza veneta. Sandrine Salerno, di padre siciliano e madre francese. Il Quaderno li ha incontrati. La municipale ginevrina ci riceve in un caffè della «vieille-ville».

Sandrine Salerno vue par © Niels Ackermann / 2017

Sandrine Salerno vue par © Niels Ackermann / 2017

 

Luisa Ballin

Nella graduatoria delle città svizzere meglio gestite, per quanto riguarda la sanità e le finanze, stilata all’inizio del 2017 dall’IDHEAP (Istituto per gli studi superiori in amministrazione pubblica), Ginevra si è piazzata al secondo posto, dopo Neuchâtel. Sandrine Salerno non ha certo nascosto la sua soddisfazione.

Quando le chiediamo un commento sul fatto che le finanze della città e del cantone di Ginevra siano gestite da due cittadini di origine italiana, Sandrine Salerno sorride: “È vero. Non ci avevo pensato prima. Forse perché quando una persona arriva a Ginevra, questa città multiculturale e plurilingue le dà la possibilità di integrarsi più facilmente che altrove e quindi di rimanerci più a lungo. La società ginevrina le permette di sviluppare il suo potenziale e di arrivare a posti di responsabilità, in particolare a livello politico.

Ginevra favorisce i percorsi di uomini e donne venuti da orizzonti diversi. “Può sorprendere perché di solito si ha l’impressione che la Svizzera sia un paese conservatore, difficilmente accessibile, dove non è facile integrarsi. Non è così. Soprattutto a Ginevra, una volta superati i primi ostacoli, si riesce a trovare il proprio posto e ad andare avanti. Sono riconoscente ai miei genitori di aver scelto Ginevra per installarsi e creare una famiglia, perché il mio percorso non avrei potuto farlo altrove”.

I genitori di Sandrine Salerno hanno ottenuto la naturalizzazione svizzera quando lei aveva quindici anni, in un momento, quindi, in cui la sua costruzione identitaria era completata. “Sono nata nel 1971. Quando ero giovane, mi sentivo soprattutto europea, anche se culturalmente la mia italianità era importante. Era difficile rinnegare le nostre origini per essere più svizzeri degli svizzeri, poiché non eravamo svizzeri”.

La solare Sandrine Salerno ha trascorso l’infanzia e molte vacanze estive in Sicilia. “Ho vissuto fino all’età di otto anni in Sicilia, luogo di residenza della mia famiglia paterna. Ho, quindi, un legame affettivo con l’Italia in generale e con la Sicilia in particolare. A parte l’Italia, ho un debole per i paesi mediterranei perché hanno delle caratteristiche comuni. L’Italia offre la bellezza dei suoi luoghi, un grande patrimonio, una storia, la generosità dei suoi abitanti, i suoi prodotti alimentari, l’arte della sua gastronomia e il mare! E trovo la lingua italiana molto bella. Mi piace poi la mediterraneità della Sicilia. Capisco il dialetto siciliano, ma non lo parlo.

La responsabile delle finanze della città di Ginevra evidenzia l’apporto della comunità italiana al benessere della Svizzera. ”Ginevra deve molto agli italiani e altri emigrati. Hanno contribuito a costruirla e a farla vivere, soprattutto negli anni 60-70, quando una certa discriminazione verso gli italiani era evidente. Oggi, le cose sono diverse per la terza o la quarta generazione. Con gli accordi bilaterali, gli italiani incontrano meno difficoltà per venire in Svizzera, trovare un lavoro e istallarsi. Non si può dimenticare che dobbiamo gran parte della nostra prosperità alle donne e agli uomini arrivati a Ginevra come emigranti.

Oggi, l’emigrazione italiana, spagnola, portoghese è diversa da quella di mezzo secolo fa. Sandrine Salerno osserva che i cittadini di quei paesi lasciano la loro patria perché non trovano lavoro. Hanno un’ottima istruzione, parlano le lingue straniere e viaggiano facilmente. Molti di loro sono assunti da imprese multinazionali. “Da un punto di vista economico, quelle persone non pensano che l’Italia, la Spagna o il Portogallo riusciranno, nei prossimi anni, a riportare in patria i cervelli che sono partiti.

Sandrine Salerno spiega che il cammino verso l’integrazione degli italiani è stato lungo e che ci sono voluti anni per vincere i pregiudizi. “L’integrazione funziona, anche perché la Svizzera ha bisogno della mano d’opera straniera e di forze lavorative, poiché la sua unica risorsa è la materia grigia che le permette di svilupparsi come un’oasi di prosperità. È intelligente creare un clima in cui le persone possono integrarsi e prendere parte alla vita della società che le accoglie e far sì che esse la considerino rapidamente come la loro.

La dirigente politica ginevrina osserva che la storia si ripete. “Oggi, in Svizzera, non sono più gli italiani ad essere stigmatizzati, ma i migranti che vengono da paesi più lontani, come la Siria. E dobbiamo anche dire che dopo essersi focalizzato sugli italiani, gli spagnoli, i portoghesi e i kosovari, il sentimento di xenofobia rinasce. Questa volta verso i frontalieri francesi.

La crescente ostilità di certi ginevrini verso i frontalieri francesi è un fenomeno nuovo, nota la dirigente ginevrina. “Quando sono arrivata a Ginevra, negli anni 80, dopo aver vissuto un anno sulla Costa Azzurra, non mi sembrava che i cittadini francesi fossero particolarmente stigmatizzati, mentre gli italiani lo erano. Si fondevano nella massa di cittadini francofoni svizzeri di altri cantoni. Il discorso del MCG (Movimento dei cittadini ginevrini: ndr), ripreso da altri partiti, la qualcosa deploro, è discriminatorio verso i frontalieri. Contrariamente agli anni 80, oggi è più problematico essere francese, per via del discorso del capro espiatorio, per cui il nemico o l’avversario è il francese”.

Sandrine Salerno afferma di non aver mai avvertito delle differenze, nella sua carriera politica, per il fatto di essere di origine italiana e francese. “Quando mi sono presentata per la prima volta a un’elezione, nel 1999, alcuni compagni socialisti mi hanno detto che il mio cognome italiano su una lista municipale rischiava di essere più cancellato di quello dei candidati con nome francofono o svizzero. Devo dire che fu una delle ragioni per le quali decisi di candidarmi! E sono stata eletta all’età di 29 anni. Il fatto di essere donna nel Partito socialista mi ha aiutato. Avevo fatto gran parte dei miei studi a Ginevra e disponevo di una rete di contatti.”

Oggi avere un cognome di origine straniera non è più un problema a Ginevra.  “E’ piuttosto il colore della pelle o il fatto di provenire da certi paesi, che può essere un ostacolo alla carriera”, conclude Sandrine Salerno che è stata sindaco di Ginevra nel 2013 e che dovrebbe ricoprire l’incarico, per la seconda volta, per un anno, dal giugno 2018.