In Svizzera le tracce del successore del boss Riina

Ricomposizione dell’identità di Matteo Messina Denaro, capo di Cosa Nostra. © DR

Ricomposizione dell’identità di Matteo Messina Denaro, capo di Cosa Nostra. © DR

 

Beni per oltre 12 milioni di franchi sono stati sequestrati a un mercante d’arte italiano residente a Basilea. Sarebbe vicino al super latitante Matteo Messina Denaro.

di Diego Emme

 

Salvatore Riina è morto il 17 novembre 2017. Aveva 87 anni. Da 25 anni era in cella segregato al regime di 41bis, il carcere duro. Anche da dietro le sbarre non aveva mai smesso di comandare.

Con il decesso del grande capo della cupola siciliana, ora si cerca il successore. Da tempo gli inquirenti siciliani che si occupano di Cosa Nostra lo hanno individuato nel nome di Matteo Messina Denaro, ricercato dal 1993, lo stesso anno dell’arresto di Totò Riina detto “u curtu”. Lui è il super latitante più ricercato di sempre e il cerchio sembra si stia stringendo. Un nuovo filone d’inchiesta porta una volta ancora in Svizzera.

Già nel giugno 2015 era stato arrestato Domenico ’Mimmo’ Scimonelli, locarnese di nascita e boss di Partanna, in carcere per mafia e condannato a 17 anni nel maggio del 2016. Scimonelli, per i magistrati di Palermo, è stato “l’uomo bancomat” di Messina Denaro, avrebbe utilizzato carte di credito di banche di Lugano messe a disposizione del boss di Partanna. Ora è sotto processo anche per l’uccisione di un siciliano.

Scimonelli era solito viaggiare per affari fra Roma, Milano, Verona e… Lugano. Nella sentenza di condanna si sostiene che il 48enne locarnese raccoglieva i pizzini degli altri uomini d’onore da recapitare al boss stragista, in fuga dal 1993, dal quale riceveva le risposte, per risolvere le questioni interne alle cosche e portare avanti gli affari, con forzieri che ancora non sono stati violati, in quanto ben nascosti tra Svizzera, Liechtenstein e Belgio. “Sono in corso verifiche di natura finanziaria presso alcuni istituti di credito ticinesi” hanno fatto sapere le autorità giudiziarie italiane.

Opere d’arte sequestrate a Basilea

Ma ora come detto nuove tracce del super latitante conducono in Svizzera. Il filone d’inchiesta nei giorni scorsi ha portato al sequestro di beni per oltre dieci milioni di euro a carico di Gianfranco Becchina, 78enne mercante d’arte, titolare sino dal 1996 di una galleria d’arte a Basilea la Palladion Antike Kunst, in proprietà con la moglie, la società sul foglio ufficiale risulta ora cancellata.

Oltre a ciò Becchina possiede cinque box, dove erano custoditi, secondo gli inquirenti, 5’361 reperti archeologici. Alcuni potrebbero essere stati trafugati dal più importante sito della Sicilia, quello di Selinunte, da tombaroli al servizio della famiglia di Castelvetrano, capeggiata dapprima da Francesco ’Ciccio’ Messina Denaro e poi dal figlio Matteo. Questi secondo svariati pentiti sarebbero le menti del furto del famoso Efebo di Selinunte, statuetta di grandissimo valore storico archeologico trafugata negli anni Cinquanta.

Per oltre un trentennio Becchina avrebbe accumulato ricchezze con i proventi del traffico internazionale di reperti archeologici, legati alla famiglia Messina Denaro, interessi poi coltivati in Svizzera. Ma chi è questo Becchina? Originario di Castelvetrano, è stato titolare in passato titolare di una galleria d’arte a Basilea, in Svizzera, nonché di imprese operanti in Sicilia nei variegati settori del commercio di cemento, nella produzione e commercio di prodotti alimentari e olio d’oliva in Sicilia.

Il trafficante d’arte e il boss

A tirare nuovamente in ballo il mercante d’arte, già coinvolto in precedenti inchieste ma scampato a ogni condanna, le dichiarazioni del testimone di giustizia Giuseppe Grigoli, l’ex patron di Despar in Sicilia condannato per essere stato il braccio imprenditoriale Messina Denaro.

Un altro pentito ha riferito che fu Totò Riina a indirizzarlo da Messina Denaro, quando, nei primi anni Novanta, ebbe necessità di procurarsi un importante reperto archeologico, che avrebbe voluto scambiare con lo Stato italiano, per ottenere benefici carcerari per il padre. A dire dal celebre mafioso Giovanni Brusca i trafficanti d’arte legati al padrino di Castelvetrano avrebbero avuto la loro base in Svizzera.

Gli investigatori hanno accertato frequenti contatti tra l’utenza svizzera in uso a Becchina e i telefoni usati da Messina Denaro che, secondo il quotidiano ticinese la Regione, sino al 2000 ha frequentato la galleria del mercante d’arte.

Il sequestro dell’intero patrimonio immobiliare e societario di Becchina sarebbe da riferirsi anche ad elementi emersi nel corso dell’inchiesta del Ministero pubblico della Confederazione impegnato nella ricerca di conti correnti che, grazie a prestanomi, Messina Denaro avrebbe in Svizzera.

Fra questi nomi, sempre secondo la Regione, vi sarebbe anche quello di una donna residente in Ticino. Ad essere sequestrati sono state le società Olio verde srl, Demetra srl, Becchina&Company srl, e poi ancora terreni, automezzi e immobili.