Storie di investimenti svizzeri in terre mafiose

Dal 2002 al 2006, Axpo, gigante elvetico dell’energia, ha progettato la costruzione di tre centrali termiche tra la Calabria e la Campania. Sconosciuta, la campagna energetica svizzera nel Sud Italia svela risvolti inattesi.

uÈ in un territorio fortemente permeato dal crimine organizzato che è andato in scena quello che è stato definito l’affare del secolo. © Charlotte Julie / Archivi 2017

uÈ in un territorio fortemente permeato dal crimine organizzato che è andato in scena quello che è stato definito l’affare del secolo. © Charlotte Julie / Archivi 2017

 

Federico Franchni

Il 15 marzo scorso un Tribunale italiano ha condannato Nicola Cosentino a 7 anni e sei mesi di carcere al termine del processo di primo grado in cui era imputato per estorsione e illecita concorrenza con l’aggravante mafiosa. La Corte ha emesso pesanti condanne anche a carico dei fratelli, Giovanni e Antonio Cosentino, e disposto la confisca delle quote e dei beni della società di carburanti di famiglia, l’Aversana Petroli.

Nicola Cosentino è stato il leader di Forza Italia per la regione Campania e parlamentare nazionale tra il 1996 e il 2008, anno in cui venne nominato sottosegretario del Ministero dell’economia nel quarto governo Berlusconi. Ma proprio quando la sua carriera politica sembrava aver preso un’accelerata, per Nick ‘o ‘mericano, così come è soprannominato, sono iniziati i guai: nel luglio 2010 si dimette dal governo poiché accusato di concorso esterno con la camorra.

Secondo la Divisione distrettuale antimafia di Napoli, Nicola Cosentino è stato a lungo il referente politico-istituzionale dei Casalesi, il clan più potente e sanguinario della storia del crimine campano. Un’accusa pesante che è sfociata nell’autunno 2016 in una condanna a 9 anni di reclusione.

Il Quaderno si occuperà di criminalità organizzata italiana, soprattutto per i suoi addentellati svizzeri. E questa vicenda ha un risvolto italo-elvetico. Ma questa volta il flusso del denaro è inverso. È dalla Svizzera che sono infatti partiti i soldi (pubblici) per un controverso investimento in una delle regioni italiane a più alto rischio d’infiltrazione criminale: la provincia di Caserta.

 

Appoggio politico e protezione

È in questo territorio fortemente permeato dal crimine organizzato, dove tutti i cantieri sono sotto ricatto da parte dei clan della Cupola mafiosa di Casal di Principe, che è andato in scena quello che qui è stato definito l’affare del secolo: una centrale elettrica, ideata e favorita proprio dalla famiglia Cosentino che, oltre ad aver guadagnato svariati milioni di euro con quest’opera, ne ha pure garantito l’appoggio politico e la protezione dal crimine organizzato. Un impianto da 760 MW nel quale ha investito enormemente l’elvetica Axpo, i cui azionisti sono vari Cantoni della Svizzera tedesca, e che oggi detiene tramite la sua holding in Lussemburgo l’85% della società di gestione della centrale.

Ancora sconosciuta in Svizzera, questa storia potrebbe avere anche delle ripercussioni politiche: a lanciarsi nel progetto è stata la EGL (Elektrizitätsgesellschaft Laufenburg) – all’epoca sorta di braccio internazionale di Axpo – nel cui consiglio di amministrazione ha seduto, tra il 2002 e il 2006, l’attuale consigliera federale Doris Leuthard. Ed è proprio tra il 2002 e il 2006 che questo investimento prende corpo. Erano gli anni d’oro del settore elettrico elvetico: grazie ai profitti generati dalla (allora) redditizia vendita dell’energia idroelettrica, le principali aziende hanno investito gli utili nella costruzione di centrali a combustibile fossile in Europa. Investimenti che furono giustificati evocando la penuria di energia, ma dietro ai quali in realtà vi erano motivazioni speculative e finanziarie: gli alti prezzi dell’elettricità hanno ingolosito gli operatori svizzeri che, grazie ai nuovi impianti, hanno intravisto la possibilità di produrre e vendere energia per un mercato europeo sempre energivoro.

 

Con il senno di poi

EGL si sviluppa principalmente in Italia. A Genova nel luglio dell’anno 2000 viene costituita la filiale nazionale. A dirigere lo sviluppo delle attività italiane è nominato Raffaele Tognacca, un ambizioso manager ticinese che subito, con il sostegno della casa madre, si lancia in investimenti che superano il miliardo di euro. La storia non ha niente a che vedere con l’elettricità ma rischia, con il senno di poi, di alimentare i dubbi sulle connessioni criminali del gruppo svizzero in Italia.

Era il novembre del 2015 quando La Cité (giornale partner del Quaderno) pubblicò un'inchiesta su una vicenda di riciclaggio di denaro proveniente dallo smercio di cocaina da parte di un clan della 'ndrangheta.

In sostanza, secondo gli inquirenti italiani, l’intermediario per riciclare i soldi sarebbe stato proprio Raffaele Tognacca, tramite una società finanziaria di Lugano intestata alla moglie. Tognacca si è difeso pubblicamente dichiarando di «non essere stato oggetto di nessuna misura penale né in Italia né in Svizzera». Per i magistrati italiani resta assodato che il clan calabrese usò la sua società per finanziare un commercio di cocaina. «Un caso esemplare di riciclaggio internazionale di denaro mafioso» lo definì ai microfoni della RSI, il procuratore di Roma incaricato delle indagini.

Così, dieci anni prima di gestire migliaia di euro sporchi di cocaina, trasferendoli in Brasile tramite la sua società di cambio, Tognacca gestisce le vagonate di franchi che da Baden si vogliono investire nel promettente mercato italiano. Grazie agli ampi poteri garantiti dalla sua carica di amministratore delegato, il manager ticinese lancia e coordina tutti gli investimenti di EGL in Italia. La scelta si rivela vincente. In poco tempo, quello che era un semplice trader energetico, diventa uno dei principali produttori di energia italiani. Ciò grazie alla realizzazione di un parco produttivo composto da tre centrali a gas da 760 MW: in Campania, Calabria e Emilia-Romagna.

In seno a EGL Italia vi è una tale euforia che si comincia a pensare in grande. è proprio in quegli anni, tra i dirigenti di EGL Italia, si fa largo l’idea folle di costruire un gasdotto che colleghi i ricchi giacimenti del Mar Caspio all’Italia. È il TAP (Trans Adriatic Pipeline) di cui la filiale italiana di EGL è una sorta di società madre.

 

Né consenso né trasparenza

A sorprendere è la velocità d’azione. In appena tre anni EGL Italia ottiene tutte le autorizzazioni per la costruzione di quattro centrali (una, come vedremo, non si farà) e si assicura i prestiti dall’Ue per gli studi preliminari del TAP. Un fatto eccezionale in un paese, l’Italia, in cui gli iter burocratici sono spesso farraginosi e pieni d’ostacoli e in cui le popolazioni locali si oppongono sovente alle grandi opere.

«Il nostro segreto – racconta Tognacca in un’intervista rilasciata nel giugno del 2005 al portale Swissinfo.chè avere saputo costruire un management che conosce bene la realtà italiana: le sue peculiarità politiche, economiche e sociali, e di avere saputo convincere la casa madre della validità del nostro progetto.» Il manager spiega inoltre che «per ciò che riguarda la Campania ci siamo calati nella realtà locale e con le autorità comunali e regionale siamo riusciti a creare un consenso sociale attorno ai nostri progetti, e questo in totale trasparenza».

In realtà non vi fu né consenso sociale né trasparenza. Vibranti proteste sono state lanciate nella zona da diversi comitati civici, a capo dei quali c’era un vescovo, i ragazzi di un centro sociale e un coraggioso giornalista, Vincenzo Palmesano, oggetto di gravissime minacce da parte del clan egemone sul territorio di Sparanise e licenziato dal Corriere di Caserta su ordine del potere criminale. Per quanto riguarda la trasparenza, ecco i fatti.

Piove a Sparanise il 25 settembre 2007. Nel comune in provincia di Caserta si inaugura la centrale. Una fitta folla di ombrelli partecipa al taglio del nastro. Vi sono le autorità politiche, nazionali e locali, e gli imprenditori che hanno partecipato ai lavori, i dirigenti di Ansaldo, ditta fornitrice delle turbine, e Alfonso Gallo, il potente manager della General Construction, la società che ha costruito l’impianto.

Dalla Svizzera sono giunti Emmanuel Höhener, amministratore delegato di EGL e Robert Lombardini, presidente di Axpo. Raffaele Tognacca non c’è: ha lasciato EGL qualche mese prima. Nemmeno Doris Leuthard c’è. Nel luglio del 2006 è stata eletta nel Consiglio federale e ha dovuto lasciato la sua carica nel cda di EGL. Nella sede di Baden ha lasciato un ottimo ricordo: ad aprile 2007 riceverà dalle mani di Höhener una scultura in ferro alta 1,6 metri. Un modo per ringraziarla pubblicamente per avere contribuito al successo di EGL. D’altronde i bilanci parlano chiaro: con un +82% nell’esercizio 2006/2007 gli utili della società raggiungono la cifra record di 450 milioni di franchi.

 

«Zona franca»

Quella di Sparanise è la prima delle tre centrali italiana di EGL ad essere inaugurata. Siamo a 50 chilometri a Nord di Napoli, nella provincia di Caserta: un territorio sviluppatosi senza regole, una terra malata che oggi è sinonimo di mafie e di veleni e che ha partorito i boss più potenti e sanguinari della storia criminale italiana, quei Casalesi  divenuti celebri grazie al romanzo-inchiesta Gomorra di Roberto Saviano. Sparanise è un paesone dominato con pugno di ferro dal clan Papa, legato al numero uno dei casalesi, Francesco Schiavone, detto Sandokan.

Ed è proprio con Sandokan che si sarebbe incontrato Nicola Cosentino per discutere di appalti e politica. È con lui che, secondo quanto dichiarato nel 2011 da un pentito, il politico avrebbe «chiuso» per conto del clan la tangente per permetterne la costruzione: «Quando si pose il problema di chiedere la tangente alle ditte che stavano costruendo la Centrale termoelettrica, Nicola Schiavone mi disse che non dovevamo fare nulla perché Cosentino aveva chiuso l’affare con una tangente mensile di circa 20mila euro che ogni mese veniva consegnata nelle mani del cassiere del clan

Il cantiere della centrale diventa così una sorta di «zona franca»: in un territorio dove tutti sono costretti a pagare il pizzo ai Casalesi, dal piccolo commerciante o artigiano al grande imprenditore, nessuno disturba la General Construction, la ditta che in meno di tre anni completa i lavori.

 
Difficile non pensare che un investimento di oltre 400 milioni di euro non abbia generato l’appetito dei clan mafiosi.  © Charlotte Julie  / Archivi 2017

Difficile non pensare che un investimento di oltre 400 milioni di euro non abbia generato l’appetito dei clan mafiosi.  © Charlotte Julie  / Archivi 2017

 

Sparanise non è l’unico territorio a rischio infiltrazione criminale nella quale EGL ha deciso d’investire. A Rizziconi, in Calabria, nel 2008 è stata inaugurata una centrale uguale a quella campana: un mostro da 780 MW, turbine Ansaldo, realizzata dalla General Construction di Alfonso Papa e posseduto al 100% da Axpo, tramite la holding lussemburghese. Siamo nella piana di Gioia Tauro dove le cosche decidono anche di che colore verniciare le serrande dei municipi.

Da queste parti è nato uno dei porti a container più importanti del Mediterraneo, creato quasi appositamente dalla ‘ndrangheta per farne uno delle principali piattaforma d’importazione della cocaina d’Europa. Da sempre la cittadina di Rizziconi è regno della locale cosca dei Crea che, nonostante i duri colpi inflitti dalla procura di Reggio Calabria, continua a dettare legge nelle dinamiche socio-politiche e criminali della cittadina. Ad ottobre 2016 il Comune è stato sciolto per mafia: è la terza volta negli ultimi anni. L’unico sindaco che ha voluto combattere lo strapotere dei Crea à stato cacciato e oggi vive sotto scorta.

Difficile non pensare che questo investimento da oltre 400 milioni di euro non abbia generato l’appetito dei clan. Nel 2013 il procuratore Nicola Gratteri, interrogato dalla RSI in merito alla centrale a carbone che Repower, società pubblica dei Grigioni, intendeva costruire in Calabria disse: «Costruire un’opera pubblica da queste parti vuol dire legarsi mani e piedi alla ‘ndrangheta del luogo (...) è sempre stato così.»

A Rizziconi i Crea volevano gestire tutto. Appare significativo quanto accaduto in occasione del rinnovo dei servizi di vigilanza, del valore di 300mila euro annui, alla centrale elettrica di Axpo. In tale vicenda, le indagini hanno evidenziato che la cosca aveva manifestato l’intenzione di scalzare una ditta per farvene subentrare un’altra vicina ai clan. Per questa vicenda, il 28 agosto 2011, vennero esplosi alcuni colpi calibro 12 contro la guardiola degli addetti alla vigilanza della centrale elettrica. Un altro episodio simile, e più grave, si è manifestato tre mesi dopo, a novembre, a colpi di kalashnikov.

È in questo contesto insomma che EGL ha deciso di farsi largo accecata dalla febbre del gas. Qualcuno a Baden, dal Consiglio d’amministrazione, avrà suonato il campanello d’allarme? O forse è bastata la raccomandazione dell’amministratore delegato Raffaele Tognacca che, interrogato nella citata intervista a Swissinfo.ch sui rischi della presenza della camorra in Campania, ha semplicemente dichiarato: «Niente! Assolutamente nessun problema.»

 

Speculazione fondiaria

A Sparanise la centrale è una creatura della famiglia Cosentino. La storia dell’impianto è spiegata nel dettaglio dal giornalista Massimiliano Amato in un capitolo di un libro dedicato a Nick ‘o ‘mericano (Il Casalese). Ed è una storia che nasce da una speculazione fondiaria. Nel 1997 il parlamentare Nicola Cosentino presenta un’interrogazione nella quale denuncia la presenza di amianto sui terreni di un’ex area industriale di Sparanise.

Quei 1200 ettari hanno ospitato per decenni delle attività industriali ad elevato impatto ambientale e necessitano di una radicale opera di bonifica. Il sospetto è che l’interrogazione di Cosentino sia volta a diminuire il valore dei terreni: nel giugno del 1999 questi sono infatti venduti, per una somma pari a 1,919 milioni di euro, ad una fiduciaria che ha agito in nome e per conto della SCR SRL, una società i cui proprietari sono schermati. In realtà la stampa italiana ha rilevato che la società appartiene a Giovanni Cosentino, fratello del sottosegretario.

Una volta in mano i terreni, si fa largo l’idea di costruirvi una centrale in partenariato con l’AMI, azienda della città di Imola che confluirà poi nel gruppo Hera, holding pubblica appartenente a diverse municipalità dell’Emilia-Romagna (Bologna, Imola e Ferrara, ecc.). Dopo negoziazioni e sopralluoghi, Hera (all’epoca AMI) s’impegna ad acquistare, fatto salve le autorizzazioni, quei 1200 ettari per 11,2 milioni di euro. Hera da sola non riesce però a coprire i costi dell’affare. È in questo contesto che entra in gioco EGL.

Nel marzo 2002 viene così costituita la Calenia Spa, partecipata all’85% da EGL e per il restante 15% da Hera. L’oggetto sociale della società è la costruzione della centrale a Sparanise. A dirigere Calenia fu chiamato un ingegnere di Zurigo, Karl Keller, una figura chiave degli investimenti di EGL in Sud Italia, essendo stato amministratore e consigliere delle società create dal gruppo svizzero per gestire le centrali di Sparanise, Rizziconi e Salerno. In tutte queste società, i partner di Keller sono sempre gli stessi: la General Costruction del potente Alfonso Gallo per la costruzione degli impianti e la Ansaldo per la forniture delle turbine.

È stato così a Sparanise e a Rizziconi. E doveva essere così anche a Salerno dove EGL nel 2004 diventa proprietaria della Energy Plus, la società che ha ottenuto i terreni e le autorizzazioni per una nuova centrale. Poi il progetto di Salerno saltò: fu aperta un’inchiesta giudiziaria per associazione per delinquere appositamente costituita per lucrare sulla costruzione della centrale termoelettrica e un procuratore chiese l’arresto di diverse persone tra cui l’attuale sindaco di Salerno e lo stesso Keller. Ma anche di questa inchiesta non se ne fece più nulla.

A Sparanise invece la centrale si fece. Fu Keller che per conto di Calenia curò direttamente l’acquisto definitivo dei terreni. Terreni su cui la SCR di Giovanni Cosentino realizza un guadagno di 9,3 milioni di euro di guadagno. Ai procuratori di Napoli che gli chiederanno, nell’ambito di un’inchiesta che non ha a che vedere con la centrale, perché EGL paga quei terreni dieci volte di più di quanto sborsato da Giovanni Cosentino tre anni prima, Karl Keller risponderà, così come scritto nei verbali che abbiamo potuto visionare: «Inizialmente era prevista l’acquisizione di un’area più piccola (...) dovevamo acquistare soltanto 100 o 120 mila metri quadrati di proprietà della Scr Srl, società sostanzialmente controllata dalla famiglia Cosentino. Ho avuto a che fare con Giovanni Cosentino (...) calcolavamo un esborso di 6/7 milioni di euro (...) poi le cose cambiarono. Mi era noto che Giovanni Cosentino fosse fratello di Nicola Cosentino, politico della zona di importanza nazionale con incarichi governativi (...). A questo punto per noi di EGL spendere 450 milioni di euro o 454 era lo stesso

 

Stroncati dalle sentenze

Ma non è tutto. Per la famiglia Cosentino l’affare della centrale non concerne soltanto l’acquisto dei terreni. Per alcuni anni la SCR di Giovanni Cosentino guadagnerà anche il 50% dell’energia commercializzata. Per capire come, occorre prendere in considerazione un’altra società, la Cales Srl, creata nel 2001 e il cui scopo è proprio la commercializzazione dell’energia che verrà realizzata con la centrale. All’inizio Cales ha come soci AMI (50%), EGL (20%) e SCR (29,99%). Nel 2004 però, dopo il rilascio delle autorizzazioni – ottenute grazie soprattutto all’intermediazione politica di Nicola Cosentino – si ridefinisce l’assetto societario di Cales, al fine di separare la proprietà dell’impianto (Calenia) e l’attività di commercializzazione dell’energia (Cales).

Quest’ultima muta la sua denominazione in Hera Comm Mediterranea: EGL cede il suo 20% alla SCR di Cosentino che viene così a detenere il 49,9% della società. Fino all’ottobre 2011, i Cosentino intascano quindi metà dei circa 6 milioni di utili annui generati dalla vendita dell’energia prodotta a Sparanise. Oggi i Cosentino sono finiti: stroncati dalle sentenze e dai sequestri la famiglia non possiede quasi più nulla. A Sparanise, nel frattempo, il boom del gas è anch’esso finito. Nel 2016 la centrale ha funzionato a metà delle proprie capacità e vi sono stati dei licenziamenti dettati dalle nuove condizioni contrattuali, cioè di riduzione dei costi del personale a causa della diminuzione del volume d’affari. I


Dati utili

Nel 2012, EGL AG diventa Axpo Trading. In precedenza Axpo deteneva 91% del capitale di EGL AG, quota che in seguito è passata al 100%. A quel punto tutte le filiali all’estero di EGL hanno cambiato nome. In Italia EGL diventa Axpo Italia, in Lussemburgo Axpo International. Oggi gli azionisti di Axpo sono i Cantoni di Zurigo (18,3%), Argovia (13,9%), Sciaffusa (7,8%), Glarus (1,7%), Zugo (0,8%), nonché i Servizi industriali di Zurigo (18,4%), Argovia (14%), San Gallo (12,5%) e Turgovia (12,2%).