Antonio Di Pietro: “Mani Pulite ha asportato un tumore, ma l’Italia non è mai guarita”

Antonio Di Pietro al Club suisse de la presse a Ginevra. © Alberto Campi, 9 maggio 2017

Antonio Di Pietro al Club suisse de la presse a Ginevra. © Alberto Campi, 9 maggio 2017

 

Di passaggio a Ginevra il 9 maggio 2017, l’ex procuratore del pool anticorruzione Mani Pulite, ex senatore della Repubblica, oggi «avvocato e contadino», ha concesso al Quaderno un’intervista energica e di buon senso.

Luisa Ballin

Che cosa è rimasto di Mani Pulite venticinque anni dopo?
Antonio Di Pietro: Dobbiamo anzitutto distinguere tra Mani Pulite e Tangentopoli, un modo di rappresentare quella situazione italiana che abbiamo fotografato con Mani Pulite. Una situazione in cui il sistema imprenditoriale e il sistema politico erano legati a doppio filo per fare in modo che solo alcuni imprenditori potessero ottenere appalti pubblici e che solo determinati politici potessero beneficiare di quelle risorse economiche e finanziarie necessarie per convincere i cittadini di votarli. Ne è venuta fuori una classe politica corrotta e una classe imprenditoriale che non era la migliore che potesse esprimere il paese ma era quella più disponibile a corrompere. Questa è Tangentopoli. Mani Pulite è stato un intervento chirurgico che ha permesso di rimuovere la massa tumorale della corruzione. Ma il malato non è stato curato. Il risultato è che nel nostro paese permangono masse tumorali. Da curare prima che diventino metastasi!

Si può ancora curare questo paese o è in fase terminale?
E’ necessario curarlo! Perché non ce n’è un altro. L’Italia è una e proprio per questo è necessario che vada curata. Come deve essere curata? Sicuramente con la repressione poiché la certezza del diritto e della pena danno la garanzia del rispetto delle regole. Ma con la sola repressione non si arriva a nulla, perché c’è sempre qualcuno che riuscirà ad aggirare il braccio secolare dello Stato. C’è anche bisogno di prevenzione per stabilire delle regole di accesso all’economia e alla politica e di rispetto della legge. E ci vuole molta educazione per cercare di far capire che, se vuoi andare avanti facendo il furbo, prima o poi troverai uno più furbo di te che ti manda indietro. Educare per far capire ai giovani che rispettare la legge conviene. Però deve convenire veramente! Chi rispetta la legge deve essere premiato e non punito; a volte chi paga le tasse viene trattato peggio di chi non le paga.

Oggi, in Italia, esiste la volontà politica di sconfiggere la corruzione?
Venticinque anni fa c’era molta speranza e c’era soprattutto molta partecipazione popolare. Dopo venticinque anni, non si è visto un vero cambiamento ed è dunque rimasta una grande delusione. La volontà politica c’è, se riguarda la corruzione degli altri, c’è meno volontà se riguarda la propria corruzione! Per questo non basta la lotta alla corruzione, per questo insisto sulla necessità di un forte rilancio dell’educazione.

Cosa è necessario oggi per scrivere nuove norme più efficaci contro la corruzione?
Il sistema delle rogatorie, ovvero dell’assistenza giudiziaria all’estero, ancora oggi soffre di grosse lacune. C’è necessità di avere una sempre maggiore collaborazione giudiziaria. Un esempio è proprio l’inchiesta Mani Pulite. Una delle ragioni principali per cui è stata possibile realizzarla è la collaborazione che noi magistrati del pool Mani Pulite abbiamo saldato con i magistrati svizzeri.

Come qualificherebbe oggi la collaborazione con la Svizzera?
La Svizzera a mio parere ha fatto molti passi avanti in termini di trasparenza nella gestione degli affari e nei rapporti internazionali. Il problema è che nell’eterna lotta tra guardie e ladri, i ladri hanno capito che il sistema che avevano adottato, nascondendo soldi in alcune banche in Svizzera, oggi non funzionerebbe più, e stanno quindi usando altri metodi, diversi. Per quanto riguarda l’Italia, voglio spaccare un mito: da quando abbiamo fatto la nostra inchiesta, ogni giorno si scoprono nuovi reati. E se si scoprono nuovi reati, vuol dire che i giudici stanno indagando sempre di più e sempre meglio. Stanno facendo il loro dovere in modo molto positivo.