Antonino La Piana: “Al consolato d’Italia, ci occupiamo quasi di tutto, tranne che delle multe!”

Antonino La Piana © ilQuaderno / Ginevra / 23 agosto 2017

Antonino La Piana © ilQuaderno / Ginevra / 23 agosto 2017

 

Antonino La Piana è dal 29 agosto 2016 console generale d’Italia a Ginevra e nei cantoni Vaud e Vallese. Nato a Messina nel 1971, laureato in scienze politiche e filosofia, sin dall’infanzia ha seguito il genitore diplomatico in vari paesi. Per il Quaderno analizza l’importanza della presenza italiana in Svizzera e, in particolare, a Ginevra.  

Luisa Ballin

Signor Console, com’è arrivato alla carriera diplomatica?
Antonino La Piana: Vivevamo a Roma. Avevo otto anni quando mio padre, diplomatico al ministero degli Esteri, mi disse: “Fra tre mesi partiamo per il Marocco!” Da quel giorno, l’abbiamo seguito in diversi paesi: tre anni in Marocco, tre in Romania e tre in Somalia. Poi ho fatto l’università, studiando scienze politiche e filosofia. Ho vinto un concorso del ministero degli Esteri e sono partito. La mia prima sede è stata lo Zimbabwe.

Qual è l’importanza della comunità italiana a Ginevra?
La comunità italiana, che continua a crescere a livello quantitativo a qualitativo, è la più importante comunità straniera a Ginevra, insieme a quella portoghese. All’anagrafe consolare sono iscritti 50 000 cittadini italiani, compresi alcuni con la doppia cittadinanza. Gli italiani in Svizzera sono circa 600 000. Il nostro consolato è competente per i cantoni di Ginevra, Vaud e Vallese, con un bacino di utenza di 130 000 italiani, di cui 60 000 soltanto nel canton Vaud.

Come valuta l’emigrazione italiana in Svizzera degli anni 50 e 60?
L’emigrazione italiana storica ha fatto un gran bene alla Svizzera. Le persone arrivate negli anni 50-60 si sono fatte valere e sono state apprezzate. Non dimentichiamo che, all’epoca, l’emigrazione era vista in modo diverso e gli italiani erano accolti in modo meno gentile. Il loro lavoro è stato importante. Non conoscendo bene il luogo dove arrivavano, gli italiani potevano ottenere informazioni e aiuto presso le associazioni regionali presentando le loro domande e parlando delle loro difficoltà.

A Ginevra, molte personalità di origine italiana rivestono cariche istituzionali importanti. Che significato ha per l’Italia?
Abbiamo ottimi contatti con le autorità ginevrine. Gli italiani sono molto apprezzati qui e danno risalto all’Italia. A parte gli ottimi ristoranti e pizzerie, l’italianità si vede anche a livello di prestigio, per esempio, nel settore politico, con consiglieri amministrativi e di Stato di origine italiana, come Sandrine Salerno, Guillaume Barazzone, Serge Dal Busco e Mauro Poggia. Gli italiani sono molto presenti anche nel mondo dell’economia e in quello bancario. Inoltre, ci sono professori italiani all’Università di Ginevra, di Losanna e al Graduate Institute.


Qual è l’altro profilo sociologico dell’emigrazione italiana di oggi?
Ho notato due filoni per quanto riguarda la nuova presenza italiana. Da un lato, ci sono ragazzi, con un alto livello d’istruzione, che sono autonomi e mandano il curriculum alle varie imprese, istituzioni e banche. Non hanno bisogno di consigli e non hanno problemi per trovare lavoro. C’è poi l’altro versante, quello dei tanti che non hanno un’occupazione in Italia e che arrivano in Svizzera e tentano di trovare un lavoro. E se non lo trovano ripartono. Ginevra, una delle città più care al mondo, forse conosce meno questo fenomeno. Comunque, certi connazionali che si trovano in grande difficoltà sono aiutati dalle associazioni. Inoltre, il consolato dà informazioni e, nei casi più difficili, in collaborazione con le associazioni regionali, può intervenire, per esempio, aiutandoli se non hanno più i mezzi per tornare in Italia.  

Quali sono le altre attività svolte dal consolato?
Svolgiamo anche un’attività di promozione. Uno dei miei obiettivi è di intensificare lo scambio commerciale tra l’Italia e la Svizzera. L’aumento delle nostre esportazioni in Svizzera, ci permetterà di diffondere maggiormente la conoscenza del nostro design, della moda italiana, della nostra gastronomia e dei vini italiani. Possiamo far sì che chi vive a Ginevra riesca ad apprezzare sempre di più l’Italia. E, soprattutto, siamo qui per gli italiani. Da quando sono arrivato, abbiamo attivato una permanenza a Losanna per aiutare i 60000 connazionali che vivono nel canton Vaud. Ogni quindici giorni, su base fissa e su appuntamento, un paio di funzionari del nostro consolato vanno a Losanna per consegnare documenti, atti notarili e passaporti, ascoltare e rispondere alle domande. Nella nostra comunità di 130000 italiani, ci occupiamo quasi di tutto, tranne che delle multe!
 
In una città internazionale come Ginevra, l’Italia sembra meno attiva della Spagna nella promozione turistica della sua grande bellezza. I ginevrini e i funzionari internazionali trascorrono il week-end o le vacanze più a Berlino, Parigi, Londra e Barcellona che non in Italia. Come lo spiega?
Abbiamo organizzato alcuni eventi per promuovere il turismo italiano. L’Italia è conosciuta. A Ginevra e nel resto della Svizzera, le associazioni regionali fungono da promotori del turismo. Molte di loro organizzano viaggi non soltanto per gli italiani residenti in Svizzera, ma anche per gli stranieri che amano l’Italia, creando così una cascata virtuosa per far conoscere il nostro paese.

Lei ha detto che gli italiani residenti in Svizzera sono molto apprezzati dalle autorità locali. Come sono considerati gli italiani residenti all’estero dalle autorità italiane?
Gli italiani residenti all’estero sono fondamentali per l’Italia. Massima valorizzazione quindi per loro da parte delle nostre autorità! Lo sforzo del consolato è di creare sinergie e legami fra gli italiani. I connazionali arrivati in Svizzera mantengono contatti con l’Italia. Abbiamo i Com.it.es di cittadini eletti e i parlamentari eletti all’estero. Avere delle comunità italiane forti contribuisce a far apprezzare l’Italia. È un’arma fondamentale. Siamo tante piccole Italie! I Com.it.es di Ginevra e di Losanna collaborano con il consolato all’organizzazione di eventi come la settimana della cultura e della gastronomia italiana, le giornate del design italiano, eventi sul cinema, la letteratura, la musica, il teatro. Il consolato è la struttura statale e i Com.it.es rappresentano gli italiani che vivono qui. Lavoriamo insieme. Sono loro che ci rendono attenti alle difficoltà che possono avere certi connazionali e noi cerchiamo soluzioni per rispondere alle loro attese.

Il consolato ha ancora i mezzi finanziari per rispondere alle attese della comunità italiana?
Purtroppo, i mezzi finanziari sono stati tagliati in ogni settore, e non solo in Svizzera. Nella mia circoscrizione dei tre cantoni, fino a cinque anni fa, un consolato era aperto anche a Losanna e un ufficio consolare a Sion. Oggi, per ristrettezze economiche, siamo passati, in sei anni, da una cinquantina a venticinque persone, compreso un centralinista.

Lei è qui da un anno. Qual è la sua promessa?
Migliorare i servizi del consolato. Negli ultimi sei mesi, abbiamo aumentato l’emissione di passaporti del 18%, con più di 2000 passaporti rilasciati nell’ultimo trimestre. Dopo la chiusura della sede di Losanna, dobbiamo centralizzare qui il servizio online. Dal ritorno che ne ho, sembra che la situazione sia migliorata dopo le file degli anni scorsi.  Certo, si può sempre far meglio. L’altro aspetto del mio impegno riguarda le scuole. Abbiamo il liceo italiano Pareto e docenti con i quali organizziamo dei corsi che un tempo erano destinati soltanto ai ragazzi italiani. Adesso sono aperti anche agli studenti di altre nazionalità. L’insegnamento della lingua italiana è fondamentale per promuovere la cultura italiana. Qui siamo privilegiati perché l’italiano è una delle lingue ufficiali in Svizzera.

Più di 250 000 giovani diplomati o laureati avrebbero lasciato l’Italia nel 2016 e molti di loro sono arrivati in Svizzera. Si può parlare di fuga dei cervelli dall’Italia?
Non so se si può parlare di fuga dei cervelli italiani. In realtà, dei molti giovani diplomati e persone con un alto livello d’istruzione che vengono in Svizzera, molti di loro, dopo aver lavorato ed essersi fatti apprezzare, ritornano in Italia. È comunque la nostra italianità che si espande nel mondo! Abbiamo un retaggio di ottime città universitarie come Siena e Perugia, dove i ragazzi si formano. Investiamo su questi giovani che poi partono all’estero. Certo, sarebbe bene che lavorassero in Italia, sarebbe bene che l’economia italiana si sviluppasse in modo più rapido…

A livello di informazione e di comunicazione, il consolato e le associazioni italiane regionali potrebbero fare di più?
Certo. Non ho una ricetta, ma si potrebbe lavorare su questi temi e ottimizzare l’informazione. Si può far di più sia a livello di comunicazione che di coinvolgimento. Stiamo creando una mailing list, una catena di persone che dovrebbe permettere una migliore informazione sugli eventi che organizzeremo. Siamo anche attivi su Facebook e Twitter. Per ricordare l’anniversario di Luigi Pirandello abbiamo presentato, in collaborazione con il Com.it.es, uno spettacolo di teatro dedicato a questo grande autore, nato nel 1867, Premio Nobel di Letteratura nel 1934. Quest’anno, il festival del cartone animato Animatou, che si è tenuto dal 6 al 14 ottobre, ha avuto come ospite d’onore l’Italia. Ci sono state poi le settimane della cultura e della cucina italiana. Senza dimenticare l’evento del 4 novembre organizzato dal consolato.