Sei mesi per “recuperare” il passaporto rossocrociato

Sarà più difficile dal 1° gennaio 2018 ottenere la cittadinanza elvetica
per i discendenti di nonni o bisnonni svizzeri.

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Carmela Dilettoso

Nel 2016, secondo i dati riportati dalla Segreteria di Stato della migrazione a Berna, su 43 mila nuovi svizzeri, 1847 erano residenti all’estero. Se la Francia è stata il primo paese nella graduatoria, con 727 naturalizzazioni, l’Italia è stato il secondo, con 272 nuovi cittadini svizzeri. Questo numero potrebbe, però, ridursi notevolmente, visto che ottenere il passaporto rossocrociato sarà più difficile a partire dal 1° gennaio 2018.

È questa, infatti, la data di entrata in vigore dell’ordinanza, adottata dal Consiglio federale svizzero il 17 giugno 2016, che renderà effettiva la revisione della legge sulla cittadinanza e che fissa dei criteri d’integrazione piu’ severi per la naturalizzazione agevolata e la reintregrazione, in particolare, per coloro che risiedono all’estero.

Intanto, la naturalizzazione agevolata diventerà più restrittiva. Infatti, se in base alla vecchia legge, possono avvalersi del diritto di richiedere il passaporto rossocrociato non soltanto i figli di un genitore svizzero, ma anche i discendenti di nonni o bisnonni svizzeri, con la nuova legge, invece, questi ultimi non potranno piu’ farlo. Pertanto, coloro che intendono avvalersi di tale diritto devono affrettarsi a inoltrare la propria richiesta entro il 31 dicembre 2017.

L’articolo 11 dell’ordinanza stabilisce, inoltre, che i candidati alla naturalizzazione che risiedono all’estero dovranno dimostrare di essere “integrati”, cioé, di avere dei legami stretti con la Svizzera.

 

Condizioni e contesto

Quattro sono le condizioni che dovranno, quindi, essere soddisfatte. Innanzitutto, i candidati dovranno essere capaci di parlare una lingua nazionale nella loro vita quotidiana e possedere delle conoscenze di base del contesto geografico, storico, politico e sociale elvetico.

Inoltre, dovranno avere dei contatti con cittadini svizzeri e aver effettuato almeno tre soggiorni sul territorio della Confederazione, di una durata minima di cinque giorni, nei sei anni che precedono la domanda di naturalizzazione. Queste ultime due condizioni dovranno essere confermate da persone di riferimento domiciliate in Svizzera.

Per quanto riguarda l’obbligo di soggiorno sul territorio nazionale, dato che potrebbe divenire eccessivamente oneroso e difficoltoso per i candidati che risiedono in paesi lontani, fattore che creerebbe una disparità di trattamento con chi risiede, al contrario, in paesi piu’ vicini, come l’Italia, l’articolo 11 stabilisce che l’autorità competente prenderà in considerazione le circostanze personali del richiedente.

Un aspetto positivo della nuova legge è stata, invece, l’estensione del periodo durante il quale i nati all’estero potranno annunciarsi alle autorità competenti per mantenere la cittadinanza svizzera. Il limite passa, infatti, dal ventiduesimo anno d’età, previsto dalla vecchia legge, al venticinquesimo.

 

Domanda di “reintegrazione”

Tuttavia, la nuova legge stabilisce che, oltre questo limite, gli aventi diritto potranno inoltrare una domanda di “reintegrazione” nell’arco di dieci anni, passati i quali, pero’, dovranno ristabilirsi sul territorio svizzero se vogliono riottenere il passaporto. Lo stesso obbligo di residenza è imposto anche a tutti i candidati alla “reintegrazione”, in quanto hanno perso il passaporto svizzero per superamento del limite del ventiduesimo anno d’età, per matrimonio o svincolo dalla cittadinanza.

Infatti, se in base alla vecchia legge devono dimostrare soltanto di avere dei legami stretti con la Svizzera, con l’entrata in vigore dell’ordinanza, superato il limite di dieci anni,  dovranno stabilirsi sul territorio elvetico. I